Domenica, 6 dicembre 2015, ore 15: minuto più, minuto meno...
Come ogni anno, si attende trepidamente che torni il Natale: cioè la "festa più bella", quella che celebra "la discesa di Dio su questa terra, un fatto realmente accaduto nella storia e non una favoletta", come ho sentito dire or ora al "signor" Lupi nel circo condotto dal signor Giletti... Che ha avuto il merito di fornirmi lo spunto per produrmi in questo mio puntuale memento dimostrativo.
L'argomento in questione è quello del presepe: che, secondo la "spalla" Giovanni Toti, sarebbe il motivo per cui si celebra il Natale, anziché viceversa (spero sia un lapsus!). Presepe si, presepe no? Canti si, canti no? L'amletico dilemma non si pone, né ha motivi "teologici", dato che la querelle in studio è connessa al problema della "integrazione"...
Cervelli di questo genere, che creano un casus belli su dei simbolismi peraltro infantili (ma li avete visti cantare "Tu scendi dalle stelle" con le facce compunte e il muso a culo di gallina?), non sono dissimili da quelli di chi dice che bisogna che facciamo entrare gente da fuori affinché facciano quei figli o quei lavori che "non vogliamo più fare": omettendo di registrare che non li vogliamo più fare perché i primi non possiamo mantenerceli, e i secondi perché sono sottopagati e malsani! Ergo, facciamo entrare i "nuovi schiavi", camuffando la cosa dietro un falso umanitarismo verso dei "migranti" cagionati da eventi voluti sempre dall'Occidente: e li facciamo entrare affinché facciano figli a iosa, che essi potranno mantenere con quei pochi soldi che accettano al posto nostro per svolgere lavoro nero e vivendo in tuguri ai margini della società... E se tanto implicherà il ridimensionamento dei "bianchi" e l'aumento dei "neri", poco importa: è "selezione naturale"... Ah, quant'è umana la Cristianità!
In effetti, sono certo che, se non ci fosse stato "l'allarme islam" e qualora i musulmani in Europa non fossero diventati più del dovuto (grazie anche a chi ha voluto farli entrare...), state sicuri che l'Italia avrebbe trovato l'opportunità di fare un passo avanti nell'evoluzione sociale, ammettendo che non esiste nessun dio e che le religioni siano tutte falsità: con conseguente ridimensionamento di tutte quelle illusioni che creano sovrappopolazione, crimine, fanatismo e follia. Ma, ahimè, oramai credo proprio che certi "conflitti" vengano inventati proprio quando si sta superando il livello di guardia nella consapevolezza del fatto che tutte le religioni (cristianesimo in primis) siano, per l'appunto, tutte basate su premesse false.
Epperò, il problema della presenza del presepe e dei canti natalizi non si porrebbe nemmeno per altri motivi: il primo dei quali è la bassa cervice dell'europeo-tipo. In effetti, per i legulei catto-nazionali il presepe, il panettone, l'albero (no, quello no...) e compagnia bella sono qualcosa che appartiene alle nostre "tradizioni": anzi, per costoro non avrebbe importanza se per caso il Natale stesso non fosse qualcosa di storico! Non ci credete? Se non ci credete, per darvi un'idea dell'equilibrismo irrazionale, maligno e ipocrita che caratterizza i "maitres a penser" vaticaliani, vi rimando a un articoluccio apparso su La Repubblica (notorio "quotidiano" falsamente di sinistra: ora più che mai..) a firma di una tal Laura Laurenzi, del quale vi riporto qualche stralcio da commentare.

"Il 25 dicembre? Una data convenzionale. Natale disdetto, cancellato, frutto di un errore? Niente presepi, niente alberi, niente panettoni, veglioni, regali, ferie, viaggi, festeggiamenti? Augurare Buon Natale può essere desueto, forse si dovrà dire Buon Sole Invitto? In queste festività del consumo ma anche del risparmio coatto vuoi vedere che adesso ci tolgogno pure il Natale? Ma non era una festa fittizia, in cui lo spunto religioso è soltanto argomento di recite scolastiche e al bambino Gesù sono sempre in meno a pensare? Quante illazioni, quanti discorsi a fondo perduto attorno a quello che ha detto ieri mattina Giovanni Paolo durante l'udienza generale di fronte a ottomila fedeli. E che è piaciuto molto ai più laici, proprio perché l'ha detto il papa.

Decostruiamo questo pensierino introduttivo, che avrebbe fatto invidia persino a certi antropologi oramai non più tra noi. Tralasciamo il fatto che mettere sulla stessa riga il Natale, il panettone, il presepe, le ferie, i veglioni e i regali sia un mezzuccio di associazione impropria alquanto scorretto, tipico della sofistica più bassa: si converrà che pur qualora fosse sbagliata una data cosa, tanto non significherebbe che tutto il resto che le viene dietro sia automaticamente da cestinare. Si potrebbe godere del clima socievole dovuto all'aria frizzante e alla rinascita del Sole: che poi era proprio il vero motivo per cui i "pagani" celebravano questi giorni. E si potranno pur sempre fare regali, ferie e quant'altro anche in assenza del Natale: come in fondo avveniva tra i romani, dai quali deriva la ricorrenza del 25 dicembre.
Si: perché, purtroppo per costoro, nella Cristianità il 25 dicembre è una data assolutamente convenzionale, estorta per motivi politici e di "propaganda sociale" dal Dies Natalis Solis Invicti, inventato e festeggiato dagli odiatissimi romani da secoli prima: e, lungi dal provare a ridicolizzare l'evidenza con pedestri interrogativi retorici, che oggi si "ammetta" che la cosa stia così è assai ben grave, dato che per quasi due millenni, prima che molti studiosi (specialmente non italiani) non avessero sospinto la coscienza comune a dire che non fosse etico ritenerlo la vera data di nascita di un presunto "dio disceso in Terra", nessuno s'era mai sognato di metterlo in dubbio. Anche perché, nei secoli precedenti, si costringeva con la violenza a credere vera una cosa del genere: oggi, invece, ci provano con "l'ironia" e le "opinioni autorevoli"...
In che modo la confessione del "santo" polacco possa esser piaciuta "persino ai laici", è il solito tentativo d'inversione e appropriamento che sarebbe tipico di legulei in vena di pseudo-apologetica, non dissimilmente da frasi come "anche gli atei hanno applaudito al papa" e cose del genere. Sono frasi affrettate, messe lì senza pensarci troppo: e che la "nostra" possa aver avuto fretta lo indicherebbe, ad esempio, quel "tolgogno" galeotto (ma non voglio spacciarmi per pignolo: si tratterà di un "refuso di distrazione"...).
Che costoro siano, essenzialmente, illucidamente votati a difendere più una società e il suo indotto anziché un vero "dio onnipotente", lo prova il fatto che dalla falsità di questa data di nascita essi non traggano nemmeno le giuste conclusioni: e cioè che tutto il cristianesimo sia paganesimo riverniciato, incentrato su qualcuno che non è mai esistito. Ma per far ciò, mi rendo conto che dovrebbero conoscere tutta una storia di cui sono all'oscuro: o meglio, di cui vogliono rimanere all'oscuro a tutti i costi, prediligendo presepi, "piva piva" e amenità simili. Sono certo di quel che dico perché costoro, anziché pensare, rincarano la dose, nel più puro spirito degli apologisti della prim'ora, degni epigoni di elementi guasti come un Tertulliano o Giustino.
Tralascio De Crescenzo, perché vorrei parlare di opinioni serie e non imprestate alla comicità (duole il cuore vedere proprio il padre di Bellavista dire certe cose): dalla suddetta "perla editoriale" estrapolerò, invece, le righe del "noto psicanalista" Aldo Carotenuto, per il quale la rivelazione di Woytila avrebbe avuto "una valenza molto positiva, e che non rischia di creare disorientamento": anzi, essa avrebbe rischiato addirittura di creare

maggiore simpatia attorno a un papa che invece è sempre pronto a condannare e ad essere severo. Il fatto cioè che egli abbia riconosciuto una cosa che tutti gli studiosi sanno ma che la gente comune forse ignora è indubbiamente molto positivo, né questo può minimamente minare una credenza molto antica fra il "popolino", la devozione cioè per questa grande festa.

Freud amava dire che molti filosofi "a volte pensano anche troppo": ma confido che, qualora avesse avuto la ventura di gustare le uscite di certi suoi "epigoni", avrebbe aggiunto un comma critico a questa sua felicissima massima. No, egregio prof. Carotenuto: la gente ignora piuttosto che non sia esistito nessun "Gesù di Nazareth" e ormai chi vuole informarsi può trarne ben solide prove.
Uscite del genere, tolto il modo folkloristico in cui vengono espresse, sono piuttosto indegne di uno studioso (non per nulla junghiano...) di quelli che pretendono di "curare il cervello altrui": forse perché, essendo dentro il sistema e non trovandosi ad osservarlo da fuori, questo tipo di studiosi (a prescindere dalla loro oggettiva preparazione nelle loro materie) sono ignari o incapaci di rilevare che certe credenze siano indipendenti dal lavoro che ti scegli una volta superata (apparentemente?) la fase di imprinting infantile nella quale ti "prestampano", a partire da tenera età. E questo vale per gli psicanalisti come per qualsiasi altri scienziato credente, quindi incapace di scindere cosa da cosa: perché il non credere in certe amenità è solo questione di buonsenso, non di intelligenza intrinseca...
Ma non è ancora finita qui. La nostra entusiasta apologista in erba tira ardimentosamente in ballo l'autorevole opinione di un altro luminare:

Plauso nei confronti del papa viene espresso anche da Antonio Faeti, che insegna storia della letteratura per l'infanzia all'università di Bologna: "Questo pronunciamento storico-filologico ha enorme valore se fatto da un papa. È chiaro infatti che in questo modo il pontefice si schiera accanto a chi vuole la storicizzazione della fede, una visione più colta e consapevole di essa". Faeti, che ha fatto a lungo il maestro, racconta che i bambini già in terza elementare sollevano il problema storico della nascita di Gesù, ponendosi molte domande e mettendo in risalto le numerose contraddizioni. "Ben venga l' idea, soprattutto se la sottoscrive anche il papa, che tutti d' accordo si stipuli un patto convenzionale scegliendo una data piuttosto che un' altra. La convenzione, il patto diventa molto più significativo, affratellante, comunitario e religioso quando si sa che è, appunto, un patto, e lo riconosce il papa stesso. Non vuol dire certo: evitate di fare i presepi, vuol dire anzi: fateli con una partecipazione spirituale ancora più intensa perché è un patto di fede fra fratelli". E anche sui patti laici, ricorda Faeti, su quanti elementi grandi e piccoli è stato necessario sfumare, per mettersi d'accordo: "E parliamo di avvenimenti storici assai più recenti: la partenza da Quarto fu proprio quel giorno e a quell' ora? Quando si strinsero la mano a Teano, alle due o alle due e mezzo? E ad Austerlitz pioveva o non pioveva?".

Egregio professore: non mi stupisco che lei si sia espresso in argomento, dal momento che esso è adeguatissimo alla materia che lei insegnava e (oserei dire!) anche al modo in cui lei lo elucida. Né mi stupisco nemmeno che certe cose le dica proprio lei: che (a quanto leggo ad litteram nel suo sito personale) ha insegnato "nei corsi di formazione cinematografica per insegnanti indetti dall'Associazione dei Maestri Cattolici" ed ha avuto il padre epurato come "pericoloso fascista" (lo riporto incuse le sue virgolette)... Vede, o egregio: diversamente dal 25 dicembre, quale possa esser mai stata la "giusta data e ora" della partenza da Quarto non costituisce un problema capitale, perché tutti sappiamo che si trattò di un fatto storico. A prescindere, ad attestare ciò sussistono fior di cronache che vanno ben al di là di soli quattro scritti anonimi, attribuiti in maniera assai sospetta (a dir poco) ai vostri "santi evangelisti" soltanto in epoca molto tarda e con difficoltà. Peraltro, tali reportage sono doppiamente veridici perché la loro valenza di convalida di fatti storici non implica biunivocamente il tentativo di convalidare per loro tramite una religione imperniata sulla pretesa di un dio "incarnato": e soprattutto, non convalidano certo l'istituzione che ci lucra sopra... Lo chieda pure a chi ha "bucato" Porta Pia il giorno il mese e l'anno di quella fatidica ma infruttuosa ora di temporanea illusione...
Né mi meraviglio che siano soprattutto le donne a difendere queste favole: ahimè, esse credono nelle superstizioni più facilmente degli uomini, pur avendo ricevuto dai preti d'ogni tempo e civiltà sia la frusta sulle spalle che l'ingrato compito di mantenere viva la "tradizione" contro i "demoni" che attentano alla sua "integrità"... Fortunatamente, non è così per tutte le donne. L'unica "voce nel coro" che la nostra esimia redattrice ha fatto bene a tirare in ballo, è quella di un'altra donna: la sempre elegantissima ma sobria (anche nell'esprimersi) madame Marzotto, contessa di titolo e di fatto. Il resto, è noia.
In conclusione, spero proprio che gli "integralisti islamici" (cioè, quelli che dicono d'esser tali, e non quelli che sono stati inventati da ebrei e anglo-americani con la connivenza dei sauditi, allo scopo di ricordaci quanto sia democratico e liberale l'Occidente cristiano...) non ci pensino affatto a prendere di mira l'Europa come "terra di conquista": semmai le batoste subite in oltre un millennio non fossero ancora bastate come promemoria, alfine dovrebbero porre ragione in mezzo e rendersi conto che l'europeo sia un cattivo servo, che si tura occhi e orecchi ma spalanca la bocca a 180°, che si ribella facilmente a qualsiasi giogo e che torna immediatamente alle tradizioni autoctone, non di rado assai violentemente e persino contro i propri fratelli. Ciò perché egli ragiona non con la testa, bensì "col cuore"... L'italiano, poi, ha già sin troppi guai con chi lo governa e pilota il suo modo di pensare, per cui non c'è motivo d'aggiungere danno a danno.
Abbiate dunque pietà dell'Occidente, ma soprattutto di voi stessi: risparmiatevi tempo e fatica con gli "infedeli", perchè sono davvero troppo complessi. Meglio che vi evitiate di farvi "contaminare" e rimaniate nei vostri luoghi natii, a mangiare sanissimi datteri dentro i vostri tukul (pardon, gio bayt...) piantati in mezzo alla sabbia rovente sotto il Sole cocente e pregando il vostro altrettanto inesistente dio: perchè "hic sunt pecorones"...
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